Primo comandamento della Rete: non nominare il nome di Grillo invano.

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L’opinione su internet si forma immergendosi in flussi di notizie, sciami di commenti e conversazioni che formano idee, fanno nascere un’epica creando personaggi, nuovi ruoli, mostri ed anche comparse che possono durare il giro di poche settimane o anni. Così succede in tutte le parti del mondo dove la comunicazione su internet è diventata parte integrante ed irrinunciabile di ogni attività sociale, commerciale o politica. Qualsiasi persona abile nel cogliere i contenuti del dibattito pubblico, individuando il momento giusto e lanciando un messaggio forte può raggiungere milioni di utenti, elettori o consumatori. Così è successo a Beppe Grillo che riuscendo a sfruttare il malcontento di molti italiani contro la classe dirigente degli ultimi 20 anni, ha ritagliato per se stesso e per il suo movimento ( M5S) un ruolo di primissimo piano. La sferzata di aria nuova che ha portato il grillismo nei palazzi romani non può che essere salutata con favore. Se oggi nel Parlamento si discute di legge anticorruzione ( che potrebbe arenarsi a causa dei tentennamenti del PDL) , di riforma della legge elettorale, di riduzione dei privilegi alla “casta” è anche merito della pressione che Beppe Grillo è riuscito ad imporre ai partiti tradizionali. Se nel maggio dell’anno scorso milioni di italiani hanno cassato la il nucleare, il berlusconissimo “legittimo impedimento” , ed hanno detto no alla privatizzazione della rete idrica è soprattutto grazie alla discussione libera scaturita nei blog, nelle piattaforme di discussione e nella propaganda di internet. Fino a qui niente di male. Anzi ben venga tutto quello che è digitale e fuori dall’ortodossia. L’avvento del grillismo potrebbe rappresenta l’unica leva su cui riformare il sistema politico italiano. I problemi iniziano però da quando Grillo ha strutturato il suo movimento come un monolite inattaccabile, impermeabile alle critiche, sui giornali tradizionali come sulla rete. Provate a scrivere un post, un articolo in una piattaforma indipendente lievemente contrario all’ultima sparata del comico genovese. Verrete sbranati dal suo “popolo” come una carcassa viene sbranata da un banco di piragna. Alle critiche si viene accolti con insulti, improperi, accuse nel perfetto stile di Beppe Grillo che ha creato le sue fortune politiche sulle potenzialità del Vaffanculo.
Guardate i commenti all’editoriale del Prof. Sartori uscito ieri sul Corriere della Sera, nell’edizione on line del giornale, una serie continua di critiche, insulti ed argomentazioni che non entrano nel merito della questione, ma accusano il politologo che per primo ha stigmatizzato gli effetti nefasti dell’attuale legge elettorale definendola “il porcellum”.
In Italia tutti possono essere criticati, a volte anche pesantemente, Berlusconi, i berlusconiani, il Pd, il suo segretario, la classe dirigente nel suo insieme viene ricoperta quotidianamente di commenti che rasentano la calunnia. Le istituzioni laiche come il presidente del Consiglio o della Camera o della Repubblica, o quelle religiose sono spesso oggetto di attacchi anche pesanti dalla stampa “nemica” . Tutto avviene nel normale gioco della libertà di opinione o di critica, commisurata con gli eccessi tipici della cultura italiana. Ma provate a scrivere in internet che Beppe Grillo ha preso un abbaglio quando ha affermato che l’attentato di Brindisi è da ricondurre ad apparati dello Stato, o che i suoi metodi nel scegliere la classe dirigente non sono pienamente democratici, verrette tacciati di “intelligenza col nemico”, o di essere dei passatisti e di non comprendere il nuovo che avanza.
Ma di quale nuovo stiamo parlando? A tanti sembra che il M5S, per la sua mancata predisposizione a recepire le critiche, stia trasportando sulla rete i limiti ed i difetti che la classe politica italiana ha avuto fino ad adesso nella vita reale.
Più che ad un comico Grillo assomiglia sempre di più al personaggio Napoleon del romanzo 1984 di George Orwel. Predicava speranza ma divenne peggio di coloro che un tempo combatteva. Se ne accorgerà un giorno?

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Comments
One Response to “Primo comandamento della Rete: non nominare il nome di Grillo invano.”
  1. Massimo scrive:

    Ho letto l’editoriale di Sartori sul Corriere online e ho avuto la stessa sensazione di disgusto che provo quando leggo articoli di benemeriti giornalisti su Grillo e sul M5S. Non mi soffermo sui commenti di chi, dietro un nickname, può tranquillamente affermare di schierarsi dietro un movimento o un partito, tanto non ci mette la sua faccia. Se invece analizziamo l’articolo di Sartori, notiamo nuovamente che egli stesso si lascia ingannare dai soliti luoghi comuni molto in voga da parte dei media e della stampa “benpensante”, che amano puntare il dito contro Grillo dipinto come padre-padrone del movimento, che si ostinano a denunciare la mancanza di contenuti nel M5S, o che vedono i rappresentanti del M5S dei burattini manovrati dal Mangiafuoco Grillo, si brave persone ma incapaci di governare una nazione perchè non sanno nulla.
    Di fronte a tali argomenti come si può pensare di restare impassibili o non pensare che anche il buon Sartori sia “obbligato” a scrivere tali fandonie? Se l’Italia è al 40° posto nella classifica mondiale per libertà di informazione, dietro a Cile, Benin e Namibia, ci sarà pure un motivo!
    Come è possibile paragonare il M5S alla vecchia classe politica? Sarebbero queste le critiche che non vengono accettate dal M5S?
    Quale altro movimento politico nato dal basso è riuscito in meno di tre anni a raggiungere il 20% di consensi? Solo con la demagogia? con il populismo? con gli insulti? Invito Sartori ad assistere a qualche seduta del Consiglio Comunale a Milano dove un ragazzo di 20 anni sta dando lezione di politica “sana” ai rappresentanti dei partiti tradizionali senza ricevere alcun “diktat” dall’alto, ma semplicemente facendo il portavoce di cittadini consapevoli il cui unico interesse è il bene della comunità.

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