L’ipocrisia di Grillo e la tv

AGN - ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2012: BOOM DEL MOVIMENTO 5 STELLE

“Pagare per andare in televisione per il Movimento 5 Stelle è come pagare per andare al proprio funerale, anche se è certamente lecito” con queste parole il comico genovese ha bollato la vicenda dei due consiglieri regionali del Piemonte e dell’Emilia Romagna Davide Bonio e Giovanni Favia “colpevoli” di aver comprato con fondi pubblici spazi informativi sulle emittenti locali.

Grillo si badi bene si e’ indignato piu’ per il fatto che “due” dei suoi consiglieri abbiano deciso di andare in televisione che non per l’utilizzo ( sicuramente deontoligamente non corretto) dei soldi pubblici. Il partito che ha da poco vinto le comunali a Parma ha infatti reso un segno di distizione l’avversione per il mezzo televisivo. Per Grillo quello che viene dalla rete rappresenta una legge ed un verbo incontestabile quello che attiene alla tv e’ quasi sempre un prodotto scadente.

Ma cosa sarebbe oggi Grillo se negli anni ’80 non fosse diventato una stella televisiva, nota e riconoscibile? Che cosa sarebbe oggi il guru del M5S se non avesse incontrato sulla sua strada Enzo Trapani, Pippo Baudo e persino il Telegatto?

Come si sarebbe sviluppata la sua carriera se non avesse partecipato a quel fantastico del’86 in cui attacco’ Craxi ed il partito socialista, e che gli procuro’ l’ostracismo della Rai, ma anche tanta solidarieta’ ed empatia dal popolo italiano?

L’anatema di Grillo contro la tv appare naif e ingiustificato. Si pensa davvero che in Italia –regina del digital divide- si possano vincere le elezioni senza un uso sapiente del “tubo catodico”? Puo’ la comunicazione in rete raggiungere tutto e tutti e sostituire gli altri “classici” mezzi d’ informazione?

Come diveca qualcuno: a pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca. Forse Grillo teme che qualcuno dei suoi, sfuggito ai controlli che la dottrina M5S impone, possa costruirsi in televisione una leadership alternativa alla sua? Non e’ che con il divieto delle comparsate televisive si finisce per recare un danno al nuovo partito lanciato verso le politiche del 2013?

Se negli anni ’90 Silvio Berlusconi era il era il satrapo di quasi tutti i canali televisivi, oggi Grillo appare il monopolista delle idee in rete: guai ad andare in Tv o si rischia di essere scomunicati. Forse per concorrenza sleale. Sembra una strana legge del contrappasso, prima un’ overdose di veline ora un’ overdose di post e di blog, targati Beppe.

In democrazia ognuno e’ libero di apparire in Tv come e quando vuole. Per provare almeno una volta il gusto di essere censurati, strumentalizzati, derisi, criticati, o esaltati.

Dire ad un politico di non usare la tv non e’ solo antidemocratico e’ anche innaturale: sarebbe come dire ad un medico di non utilizzare antibioticici, ad un architetto di non usare Autocad ed ad un grafico Photoshop.

A questo punto il M5S e’ abbastanza grande ( anche nei sondaggi) per essersi meritato un’ ora di Tv alla settimana. A meno che il Capo acconsenta.

Sarebbe un modo per metterci la faccia, non solo su internet.

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