Crisi!

Iceberg! Il transatlantico affonda. Il piccolo Timoniere, il tycoon, il barone di Munchhausen, afferra una gomena e se la stringe alla vita. Con l’altro capo fa un lazo e lo lancia intorno al fumaiolo. Si getta in mare e tenta eroicamente di rimorchiare la nave in porto. Fa due bracciate e si arresta. Non ce la fa. Il tycoon è vecchio e stanco. Panico! I passeggeri urlano, si disperdono, imprecano, si accalcano a ridosso delle scialuppe di salvataggio. Prima vecchi, donne e bambini. Mavaffanculo. Si salvi chi può. Il piccolo Timoniere, sua Emittenza, il cavaliere delle Repubblica dimezzata, cerca di riportare la calma. Appare sugli schermi dei televisori al plasma disseminati sui ponti trasbordanti. Ha un messaggio. Pizza e fica. Pizza e fica. Ripete come un mantra. Pizza e fica. Le stive ne sono piene, state calmi, ce la faremo. I saloni si riempiono d’acqua. I lampadari di cristallo si frantumano a terra. Il pianoforte a coda perde una zampa e si accascia. Il capitano, il cabarettista, il menestrello napoletano si lancia su di esso e lo tira su. S’infila i guanti bianchi.. Intona l’inno. …E forza Italia, l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa. E forza Italia per essere liberi e forza Italia per fare e per crescere. Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, funiculì funicolà. Se fine sia, lo sia con stile. Alcuni, pochi, i più furbi, rimangono fermi a pasteggiare con aragoste e champagne. Quando hanno finito si puliscono per bene il muso, battono i pugni sul tavolo e se ne vanno in giro per i corridoi desolati. Perlustrano le cabine abbandonate e arraffano tutto quello che possono. Il piccolo Timoniere, MR Ghepensimi, il Caimano, si mette la bandana in testa. Quando il gioco si fa duro, i duri incominciano a giocare. E’ sempre stato il più bravo, il più lesto, veloce come una faina. Ci da sotto anche lui. All’arrembaggio!
Lo scafo s’inclina. La lamiera stride. Gli ufficiali cinguettano. Nessuno sa nulla. Tutti sanno tutto. E’ così bello naufragare. L’acqua ti avvolge, ti rinfresca, ti protegge come una copertina tirata su una fresca serata primaverile. Tutti uguali davanti all’abisso. Ricchi, poveri, puttane, nani e ballerine. Comunisti alle casematte. Preti a rediger testamenti. Sinistri riformisti in castigo in un angolo. Stormi di profeti sui pennoni a gridare che avevano previsto tutto.
Lo scafo marcio fino al midollo. Il motore sfiatato. L’eliche arrugginite. Una ciurma di lavativi. Poveri armatori, dove volevano arrivare con una bagnarola del genere? Troppo grandi per virare prima della collisione. Troppo piccoli per rompere il ghiaccio. Perfetti per andarsi a infrociare.
L’acqua è dappertutto. Invade i boccaporti e i pozzetti. Scoppia un incendio. Non c’è più niente da fare. Si lancia l’SOS. Arrivano inaspettati i soccorsi. Un mercantile. Batte bandiera azzurra con tante stelle d’orate in cerchio e un Jolly Roger al centro. Si ferma a distanza di sicurezza. Sul ponte di comando compare un omino con il bicorno, a cavallo di uno Rottweiler rampante che in bocca stritola un Partenone in miniatura. Sul transatlantico si esulta. Smettetela di cazzeggiare intima l’omino al megafono, seguiteci, seguite la lanterna. Remate!
Sulla nave si organizza il piano di salvataggio. Si rattoppa la falla. Per alleggerire lo scafo si butta in mare tutto ciò che è superfluo. Soprattutto vecchi, libri e bambini. Vengono calati in mare i remi. Tutti vogliono dare un contributo. Tutti si adoperano e si aiutano l’un l’altro. Sono tutti pronti. I più forti davanti. I più deboli dietro, donne a incitare e asciugare il sudore.
Il piccolo Timoniere si mette al comando. Voga, urla a squarciagola. Ognuno rema come soltanto un vero italiano sa fare, acazzodicane. La nave non si muove. Ciascun remo ha una propria cadenza, un proprio ritmo, un proprio punto di vista. La lanterna del mercantile, ultima fiammella di speranza, scompare nelle tenebre. Roaaaarhhr, il saluto del Rottweiler rampante si perde fra i fluttui del mare in burrasca.
La nave s’inabissa. E’ la fine. O no? La nave tocca il fondo. E’ un fondale molto basso. La nave non è mai andata da nessuna parte. La nave non è mai uscita dal porto. Gioia Tauro, Reggio Calabria. Italia.

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