Voglia di vivere, voglia di folla

A Pechino non ci si sente mai soli. I cinesi sono tanti e ce se ne rende subito conto. Tra la popolazione c’è un istinto irrefrenabile a incontrarsi, a scambiarsi emozioni, a mescolarsi.
All’estero è diverso. I cinesi si chiudono nella loro comunità ed è difficile che si aprano per integrarsi. Fuori dalla loro terra si sentono ospiti per necessità, a casa propria sfruttano ogni angolo di strada, di una bettola o di un moderno centro commerciale per socializzare.
Nulla a che vedere con le realtà parallele e autosufficienti che s’installano nel vecchio continente. Tutto l’opposto.
Basta fare una passeggiata a nord della città proibita dove si estende un mare di hutong, di vicoli e di tipiche case a corte per farsi un’idea. Se vi incamminate durante una pungente giornata invernale o in una fresca giornata primaverile, a ogni cantone è facile imbattersi in un nugolo di persone che dibattono, che comprano, contrattano, fanno affari. Molto spesso giocano a mahjong, la dama cinese. La versione pechinese prevede due giocatori concentratissimi posizionati al centro del marciapiede, con intorno una cinquantina di pensionati che commentano animatamente ogni mossa dei due sfidanti. Quando ci si imbatte in questi siparietti verrebbe voglia di dire la propria, di commentare ad alta voce, di partecipare attivamente alla vitalità che esprime il popolo cinese.
Pechino pur essendo una megalopoli di 14 milioni di abitanti, in molti suoi aspetti mantiene una dimensione a scala umana. A volte sembra un paese troppo cresciuto che ha assunto via via nel tempo le dimensioni di città, quasi controvoglia. Contiene in sé caratteristiche che non si sono perse nonostante l’incredibile serie di cambiamenti e rivoluzioni traumatiche che l’hanno sconvolta. Quello che non poté Mao, poterono le Olimpiadi del 2008.
La notte la gente la trascorre sulle strade, affolla gli Street barbecue che fumano a ogni crocevia. Li vedete discutere allegramente, degustando ampie porzioni di tofu, o spiedini di carne, trangugiando litri e litri di birra rigorosamente di marca Tsingtao. D’estate gli uomini siedono a torso nudo, quasi sempre sputano a destra e manca sia si trovino in un luogo all’aperto o al chiuso. Il fumo è considerato l’elemento della convivialità per eccellenza. Il governo garantisce che i pacchetti delle sigarette non costino troppo, come si faceva un tempo per il pane.
C’è un irrefrenabile istinto, quasi animalesco, che porta il popolo cinese a riversarsi negli enormi centri commerciali, nei ristoranti a cinque piani, negli sconfinati centri benessere e nelle divertentissime Ktv, in cui si esercita il passatempo preferito, il karaoke.
Vicino il tempio dei Lama, c’è una strada che in inglese è chiamata, the ghost street. Una strada che non dorme mai, si susseguono una seria sconfinata di ristoranti tutti accomunati dalla moltitudine di lanterne rosse che fungono da insegna. Ad ogni ora del giorno e della notte persone di tutte le età con figli o con amici al seguito si siedono ai tavoli per si saziarsi di leccornie della miglior cucina di Pechino.
Una volta seduti e ordinato i succulenti piatti dello sconfinato menù, non si può fare a meno di notare l’animosità e la passione con cui discutono i vicini di tavolo. E’ tutto un urlare, gesticolare, accompagnare con smorfie del viso l’andamento ruvido dei toni del mandarino. Per chi come me non comprende la lingua, entrare in una di queste bettole significa non potersi non porsi una domanda. Ma di cosa parlano? Cosa li spinge a discorrere così animatamente? In Italia nei bar, gli argomenti di discussione sono il campionato di calcio e la politica. In Cina gli sport più popolari sono il Basket ed il pin pong. Non penso però suscitino grande interesse o meglio non ho mai visto due ragazzi cinesi mimare un canestro o simulare un azione di attacco con la racchetta. Se di sport non si parla, la politica qui come argomento di discussione semplicemente non esiste.
Il governo della polis, la gestione della res pubblica in Cina rimane un argomento tabù. Un giorno ho chiesto a una mia collega se avesse mai votato per una elezione. Mi ha guardato sbigottita rispondendomi che non sapeva nemmeno se vi fossero elezioni in Cina. Mi ha assicurato che si sarebbe documentata su wikipedia.
A Pechino come in tutte le grandi città cinesi la sempre crescente classe media delega gli affari della politica agli apparati di regime, occupandosi solamente del lato edonistico e consumistico della vita. Tutti i centri commerciali delle sconfinate megalopoli cinesi sono stracolmi di persone, di merci e di consumatori. In questi cattedrali del consumo è un continuo riversarsi, con il solo scopo di acquistare.
Il regime dopo la rivolta del 1989 teme gli assembramenti in piazza Tienanmen. Seppur oggi ogni strada, ogni centro commerciale, ogni slargo di Pechino è affollato di gente, e ognuna di queste persone potrebbe portare in se il germe della rivolta, di questo il partito non sembra affatto preoccupato. E’ preoccupato piuttosto a farli spendere, a farli socializzare, a farli divertire.
Rimane presidiata soltanto la vecchia piazza, simulacro intoccabile, cuore pulsante della Terra di Mezzo, con al centro il mausoleo di Mao a far da guardia al popolo con le nike ai piedi, il libretto rosso tatuato sul cuore e la y di Yuan perennemente in testa.

Che ne pensi ?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

  • Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

    Unisciti agli altri 74 follower

  • DISCLAIMER

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda i siti ai quali è possibile accedere tramite i collegamenti posti all'interno del sito stesso, forniti come semplice servizio agli utenti della rete. Lo stesso per i siti che forniscono dei link alle risorse qui contenute. Il fatto che questo blog fornisca questi collegamenti non implica una tacita approvazione dei contenuti dei siti stessi, sulla cui qualità, affidabilità e grafica è declinata ogni responsabilità. L'autore dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, non sono da attribuirsi all'autore, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. L'autore del blog si riserva il diritto di rimuovere senza preavviso e a suo insindacabile giudizio commenti che risultino offensivi, volgari, blasfemi, inutili, altamente provocatori o che abbiano contenuti di natura pubblicitaria. Inoltre, l'autore non è in alcun modo responsabile del contenuto dei commenti inseriti dagli utenti del blog: questi ultimi, pertanto, se ne assumono la totale responsabilità
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 74 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: